Nel corso della storia della cultura, il caffè (cioè lo spazio del ristoro) ha da sempre costituito uno degli elementi in cui gli impulsi artistici o scientifici hanno trovato modo di cristallizzarsi. Che siano gli afflati letterari dei fratelli Verri nella Milano del Settecento o quelli filosofici degli illuministi nei cafè philosophiques di Parigi, il caffè rimane lo spazio della discussione, della condivisione e della divulgazione di opere e idee.

Così, anche nella nostra epoca contemporanea – a maggior ragione, non tanto per la mancanza di mezzi comunicativi ma per l’esigenza di punti fermi su cui rifelettere e ossigenarsi – l’artista Renato Marini, fondatore e animatore del “Centro Culutrale Il Campo”, propone la rassegna “5 dipinti”, proprio in un caffè (Bar Caffetteria 10punto5, Termoli), luogo del ristoro fisico e spirituale. In altre prole, il luogo perfetto per l’arte.

Fino al 15 marzo 2025, ciqnue dipinti del compianto Antonio Picariello, in arte Pilò, saranno esposti presso la rassegna ideata da Renato Marini; l’occasione giusta per un buon caffè. Grazie Renato, grazie Nino.

Di seguito il testo ripreso dalle pagine della testata giornalistica nelmolise.it, che si ringrazia per la gentile divulgazione.

[DM]

Qual è l'età dell'anima dell'uomo? Come ha la virtù del camaleonte di cambiare colore ad ogni nuovo approccio, di essere allegra con gli allegri e triste con gli abbattuti, così anche la sua età è mutevole come il suo umore… 

Le voci si fondono e si fondono nel silenzio nebuloso: silenzio che è l'infinito dello spazio: e veloce, silenziosamente l'anima si diffonde su regioni di cicli di generazioni vissute. Una regione dove il grigio crepuscolo scende sempre, non cade mai sugli ampi pascoli verde salvia, perdendo il suo crepuscolo, spargendo una perenne rugiada di stelle.

– James Joyce, Ulisse

Buon compleanno CriticART!

“Questo spazio si dedica alla professionalità e alla certificazione di qualità dell’arte e degli eventi ad essa collegati.”

Così Antonio Picariello inaugurava il suo riuscito blog, divenuto nel tempo punto di riferimento per il panorama artistico e di critica d’arte (non solo) molisano. Professionalità e qualità sono le parole che risaltano dalla sua visione dichiarata, ma sono le stesse doti, ne converrete, che contraddistinguevano il suo lavoro quotidiano. Facilmente possiamo aggiungere anche “avanguardia”, non solo come metodologia d’azione ma soprattutto come nobile arte del pensiero trasformato in opera.

Questo spazio-tempo informatico raggiunge oggi la sua maggiore età; sebbene orfano del suo creatore, in qualche modo continua a testimoniare il potente ed infinito messaggio dell’arte.

Grazie Antonio, grazie criticart.it. E buon 18° compleanno!

Bernardino Izzi “dialoga” con Antonio Picariello sul V canto dell’Inferno.

(Anteprima avvenuta durante l’evento Comunque prima c’era del 4 agosto 2023, presso il Comune di Larino)

Si ringrazia vivamente l’avvocato Bernardino Izzi per la gentile concessione.

15 maggio 2020 – 15 maggio 2023

A te che manchi da questa stanza
 e il tuo mancare è già gran cosa
 che ingravida il mio vuoto nell’attesa
 e piú soave è la tua mancanza
 di qualunque presenza nella stanza
 già il pensiero di te si fa sostanza
 luminosa che ride.

Mariangela Gualtieri
da “Quando non morivo”, Einaudi, Torino, 2019

Era de maggio e te cadéano 'nzino,
 a schiocche a schiocche, li ccerase rosse…
 Fresca era ll'aria…e tutto lu ciardino
 addurava de rose a ciento passe…
 Era de maggio, io no, nun mme ne scordo,
 na canzone cantávamo a doje voce…
 Cchiù tiempo passa e cchiù mme n'allicordo,
 fresca era ll'aria e la canzona doce… E diceva: "Core, core!
 core mio, luntano vaje,
 tu mme lasse, io conto ll'ore…
 chisà quanno turnarraje!"
 Rispunnev'io: "Turnarraggio
 quanno tornano li rrose…
 si stu sciore torna a maggio,
 pure a maggio io stóngo ccá…
 Si stu sciore torna a maggio,
 pure a maggio io stóngo ccá."
 E só' turnato e mo, comm'a na vota,
 cantammo 'nzieme lu mutivo antico;
 passa lu tiempo e lu munno s'avota,
 ma 'ammore vero no, nun vota vico…
 De te, bellezza mia, mme 'nnammuraje,
 si t'allicuorde, 'nnanz'a la funtana:
 Ll'acqua, llá dinto, nun se sécca maje,
 e ferita d'ammore nun se sana…
 Nun se sana: ca sanata,
 si se fosse, gioja mia,
 'mmiez'a st'aria 'mbarzamata,
 a guardarte io nun starría !
 E te dico: "Core, core!
 core mio, turnato io só…
 Torna maggio e torna 'ammore:
 fa' de me chello che vuó!
 Torna maggio e torna 'ammore:
 fa' de me chello che vuó " 

(Di Giacomo – Costa – Murolo)

"Turnarraggio quanno tornano li rrose…" – Ciao Toni'
https://www.youtube.com/watch?v=FwZjxtjksXg

L’omaggio in versi di Pierino Picucci in due poesie per Antonio Picariello

Il grido disperato
Un guaito di un cane nella notte
lugubre, implorante, lungo,
il cui eco si disperde nella valle tra ombre
di fantasmi e voli di uccelli notturni.
Cosa vuole il tuo grido disperato,
quali incubi assediano l'animo sospeso.
Appoggiato al muro del rudere con gli occhi sbarrati
a confondere l'ombra per essere solo.
Ancora ostinato ti chiedi il perché.
Risposta che non avrai mai alla tua angoscia.
Inoltrati nel bosco per i consueti vagabondaggi,
accarezza il buio, l'amico silenzioso,
scaccia la tua vanità, la tua umanità.
Cosa vuoi da un mesoltelioma.
Diagnosi crudele, inappellabile.
Le storie si ripetono, cambiano gli attori.
Recitiamo una parte involontaria, occasionale.
Andremo nel dimenticatoio universale
col tempo rinserrato nella scatola della memoria.


Corri amico
Corri amico, corri forte fino allo sfinimento.
Quando le gambe non ti sorreggono più
allora buttati per terra, dovunque sia,
in mezzo alla strada, sul marciapiede, tra i rovi
se sei fortunato su l'erba di un prato.
Ti accorgi che ancora respiri e la mente
resta ossessionata,
non ci puoi far niente è successo.
Rialzati e sfida ancora i tuoi polmoni.
Corri, corri, non guardare intorno.
Il vento, la pioggia, la grandine non
ti possono fermare.
Scalzo sotto il sole che ti arroventa
spogliati, butta la canottiera inzuppata
grida come un ossesso,
scaraventa i pensieri al di là della rupe,
nel baratro che ti attira per volare come un rapace.

Pierino Picucci

Antonio, fratellino caro, 

sei andato via inopinatamente per viaggiare in Cielo e hai lasciato un vuoto, colmo però di tanta ricchezza anche artistica, donatami nel corso della nostra lunga amicizia. 

Mi mancano le nostre conversazioni, a volte fino a tarda sera e come quella volta che ad Antonella le si chiudevano gli occhi fino alle 4 del mattino e, noi ancora a parlare senza avere sonno. 

Mi manca il tuo pensiero profondo sull’arte e sulla vita in generale. Tu, uomo di grande spessore umano e culturale, eccellente critico e artista, bravo professore, hai lasciato un vuoto incolmabile nel mondo dell’arte e dell’istruzione. 

Riservato, empatico, appassionato, energico, simpatico, estremamente buono, straordinario, ma descriverti con queste parole è forse superfluo e sempre molto riduttivo. 

Sei stata una persona dal pensiero “puro”, che ha abbracciato con grande entusiasmo la vita e l’arte. Ora in Cielo, sicuramente stai curando la mostra degli “Angeli”, fortunati ad averti e qui, nella memoria sento la tua voce soave, con la tua carezza all’anima. La tua comunicazione estetica e poetica, intessuta a volte di mistero, mi ha permesso di diventare artisticamente l’artista che oggi sono. Credevi con forza nell’arte e come non ricordare le tue parole quando vedevi un mio nuovo quadro e dicevi «ottima opera».

Antonio, ti voglio ancora bene e non posso e non voglio dimenticarti! Quando ho bisogno di te so dove trovarti. Ti sono molto grata e sono felice di averti incontrato sul mio sentiero.

Firmato sorellina (come mi chiamavi tu). (cuore)

Valeria Acciaro

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